La personalità di Eduardo

Per comprendere fino in fondo il significato della drammaturgia di De Filippo, bisogna vederla nella rappresentazione, sul palcoscenico del teatro, così come viene recitata dal calore italiano e dal vivace gesticolare, proprio del popolo, di tutte le compagnie.
Non intendiamo affatto diminuire la sua forma di drammaturgo dicendo che egli è prima di tutto e soprattutto un attore, forse il migliore attore italiano del ‘900, figlio di un ottimo attore, fratello di un bravo attore e di un’attrice ancor più brava. Il suo è uno stile realistico: si allontana dalla vita solo in poche, importanti occasioni. Niente oratoria, niente stilizzazioni. Sia nel parlare che nel vestire il ritmo, l’accento, il tempo come fatti ad imitazione della vita.
L’«arte» consiste nell’abilità dell’imitazione, nell’accurato dettaglio del dosaggio e della sfumatura e nella sottolineatura ragionata degli effetti. Il disegno è più fermo, la forma più sicura. L’idea-base è che la parola ed il gesto naturali – poiché essi sono arte e non materiale grezzo, come la creta per lo scultore – sono più drammatici della parola e del gesto inventati. Eduardo è l’artista dei silenzi. Non che quando parla sulla scena non sia artista, ma il suo modo di tacere, le pause dalle quali fa precedere l’emissione della voce per pronunciare le battute, sono un suo pregio particolare. Si può dire che tutto il suo corpo parli. Scrive come recita: a strappi, a lacerazioni, a titubanze allarmate, a poetiche vibrazioni. Stupendo nel genere comico e potente in quello drammatico. Sente la vita e la rappresenta.
Ci sembra opportuno riportare un’intervista dello stesso Eduardo in risposta ad una domanda fattagli nel 1969, circa il rapporto esistente, secondo lui, fra artista e attore: «Sono convinto che l’attore cerca la parte tutta la vita, senza mai trovarla. Voglio dire che egli tende alla perfezione e talvolta crede di averla trovata, ma se continua a recitare vuoi dire che la cerca ancora. Come attore tendo alla perfezione, come autore so che non la troverò mai».

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