Eduardo e il suo teatro

Non è facile parlare del teatro di Eduardo, di Eduardo De Filippo autore, senza rischiare di cadere in grossolani errori di valutazione e di critica. Innanzitutto bisogna tener presente che il suo è un teatro che nasce sempre per essere rappresentato: per gli intenti stessi dell’autore esso non deve essere particolarmente valido come teatro semplicemente scritto. E’ questo un fatto molto importante e ciò deve anche ricordare che nella rappresentazione del teatro di Eduardo confluiscono le sue inimitabili doti di attore.
L’elemento iniziale e fondamentale del teatro eduardiano è l’osservazione e la descrizione di una realtà sociale, insieme locale ed universale: una realtà dalla quale nasce il dramma dell’essere individuale, lucido, anticonformista, incompreso. In lui è presente una capacità straordinaria di guardare le cose quali esse sono, rappresentandole nella loro realtà con verità e con l’ironia classica propria del Macchiavelli: sembra quasi che si rivolga alla “realtà effettuale” e con particolare interesse all’essere umano, con i suoi bisogni, le sue passioni, le sue ansie, i suoi problemi.
Il teatro di Eduardo denuncia il complesso sociale, costrittivo ed opprimente nel quale l’uomo si condanna a vivere. In un ambiente simile, c’è quello che vive nell’illusione, usando spontaneamente le armi della vita quotidiana: la maschera, l’inganno, la bugia, l’ipocrisia, e quello che, cosciente, ma rassegnato, accetta la propria esistenza.
Nello sviluppo del teatro di Eduardo sono presenti varie componenti. La prima è rappresentata dalla letteratura comica dialettale e dall’influenza degli attori delle compagnie di Altieri, Carini e Villani. Sebbene il teatro napoletano avesse avuto dei validi esponenti, quali Roberto Bracco, uno dei più illustri commediografi italiani, famoso anche all’estero e posto all’indice dei libri proibiti durante il periodo fascista, non tutti potevano rientrare nel gusto di Eduardo, che predilesse la scuola di Salvatore Di Giacomo e degli attori autori. Fu impressionato dalla tecnica sobria e vivida del Di Giacomo, più che dal suo tema, fatto di storie di miserie e di passioni. Una logica armonica ed uniforme mette in evidenza le varie parti, che mai ci isolano benché siano decentrate. Questa armonia fa superare il modo stesso di presentare tipico dei napoletani, pomposo, macchinoso e ricco di effetti inutili all’equilibrio del discorso. A questa dote si unisce un realismo attenuato dalla presenza dell’artista.
Una seconda componete è data dal filone ricco e brillante della tradizione scarpettiana. Come in Scarpetta, anche in Eduardo vi è adesione alla miseria e agli illusori riscatti della gente umile, un potere di resistenza ad ogni iniquità della sorte che tenta di distruggere l’uomo, che si adatta triste, sperando invano di risorgere. Eduardo segue la personalità complessa di Scarpetta che, se da un lato aveva trovato di fronte una platea impreparata, dall’altro ebbe a che fare con un palcoscenico disordinato ed anarchico: diede ai comici un ordine, una disciplina, una coscienza professionale, in quanto aveva avuto la chiara visione del nuovo problema della regia. Alle improvvisazioni dei comici, a quella singolare unità della commedia senza copione, rifatta dai “lazzi” nelle “scene” aveva, soppiantandola, un pò come Goldoni, sovrapposta l’unità regolare alla farsa scritta. La rivoluzione che Scarpetta operò nel teatro napoletano, intesa come recitazione, repertorio e messa in scena, lasciò tracce profonde anche nello spirito, nel comportamento e nel costume degli attori. Seguendo la tattica accennata, via via che il successo gli arrideva e lo portava all’apogeo della popolarità, egli si staccava di tanto in tanto dalla sicura adesione del pubblico e proponeva testi differenti dai soliti, che avevano come protagonista Pulcinella. Ma tutto ciò, allora, non convinceva il pubblico. Infatti la fama di Scarpetta è stata tramandata per la comicità dell’attore, però, tutto il resto, se è rimasto lettera morta per lui, ha indicato ad altri le tracce di una strada, che gli stessi autori che lo combattevano, hanno cercato di persona.
Un’ ulteriore componete la troviamo nell’incessante ricerca di un contenuto che talvolta scivola nell’intellettualismo, ora di stampo pirandelliano, per quel che riguarda la forma, ora permeato di generiche denuncie sociali. Ciò che distingue in modo speciale Eduardo De Filippo è una personalità propria e indipendente da qualsiasi influenza, che trae liberamente con profondo spirito di osservazione, dagli elementi regionalistici e dialettali, una viva materia umana e di interesse generale.
I De Filippo passano comunemente per attori dialettali, e in questo modo qualcuno intende diminuire il loro valore. Ma, dovunque si stabiliscono fra loro ed il pubblico un’immediata comprensione, quasi collaborazione, dovuta non tanto al carattere di maschere popolari (che non hanno affatto!) quanto all’intensa umanità che è in ogni loro personaggio. Quando si alza il sipario, dalle prime battute, tutto il pubblico è trasportato in quel mondo che non soltanto essi, ma ogni particolare di scena ed ogni dettaglio di recitazione, da parte di tutta la compagnia, contribuiscono a creare.
Molto importante nelle commedie di Eduardo è il linguaggio usato dai protagonisti: infatti si tratta di un napoletano ripulito, di un dialetto parlato più preziosamente. Siamo in un ambiente che usa un modo di parlare ed una costruzione di frase più rifinita, per cui tutto ciò è importante nella sistemazione realistica degli interpreti, essendo essi così collocati nel classico ambiente napoletano. Invece di diminuire la portata umana delle commedie il dialetto restituisce l’essere osservato nella sua forma più complessa e più completa.
Il teatro di Eduardo è dialettale, nel senso che significa cose e fatti scaturiti nell’ambito di una società particolare e regionale, ma validi per il mondo intero; è espressione di una realtà che va al di là del particolarismo folkloristico e del sentimentalismo paesano.
Egli parte dal napoletano, perché il napoletano, uomo e dialetto, è una realtà e qualsiasi autore che voglia indagare la realtà, deve partire da un fatto reale.
Eduardo De Filippo, nato nel 1900, appartiene all’età di transizione del dialetto verso la lingua, e perciò i suoi personaggi mescolano l’italiano al dialetto, alterando la forza con la soavità dell’altro, ed estraendo da entrambi tutto il sapore, l’humour e le ricche tonalità.
La poetica di Eduardo De Filippo, in quanto autore neorealista, è basata sulla realtà del mondo e della vita con i suoi bisogni, istinti, follie, convenzioni. Questo gruppo di idee e sensazioni mosse da una forza elementare, grezza violenta e irrazionale, riceve dall’autore, tanto vicino al cuore del popolo, uno sguardo affettuoso che rende il tutto ricco di fantasia, calore e musica. Inoltre, sul fondo di amarezza e miseria che circonda ogni cosa, all’uomo è concessa una forza di natura, che gli permette di andare avanti cullandosi in illusioni, storie di fantasmi, o anche la forza di ricostruire giorno per giorno un atavico sentimento.
Eduardo per questo è diretto con impegno costante alla vita della scena, dove confluiscono voci, impressioni, sentimenti, grida e parole della gente dei vicoli, delle famiglie che lentamente vanno distruggendosi. In De Filippo la scena è tutta nella vista dei paesaggi, dell’ambiente qual’è con il suo calore, con le voci di natura istintiva e di convenzione umana: da ciò segue che la recitazione è una rappresentazione con gli sviluppi scenici più vivi a risollevare l’immaginazione degli spettatori. Il gioco scenico consiste nell’intrecciare i due nuclei costitutivi di ogni commedia di Eduardo: quello della situazione tragica, in cui l’uomo lotta contro le avversità e la sua logica opprimente ed uno sviluppo di ombre e situazioni che si succedono a creare quadri sempre in movimento.

Condividi:

Altri articoli