Il Miracolo di San Gennaro

Napoli, è universalmente famosa per la venerazione di San Gennaro: il culto del «santo protettore» culmina nel miracolo del sangue che, due volte l’anno, attira, oltre ai devoti, turisti da tutto il mondo.

La festa del “santo protettore”
«Jesce e facce ’a grazia, San Genna’. Stennardo da’ santa fede, nnarnurate da’ santissima Trinità, arrassace d’ogni male. ’E mala sorte ce puozze libera’».
È il 19 settembre  il calendario indica che è la festa di San Gennaro – e nella cappella reale del Duomo di Napoli di fronte ad una folla traboccante e convulsa viene pronunciata da parte delle anziane parenti del santo la formula rituale con la quale si implora il santo patrono di ripetere ancora una volta «’o miracolo». E il miracolo, che fa sussultare il cuore di una commozione invincibile, avviene sotto gli occhi di tutti, qui in questa cattedrale alla cui ombra Napoli credente si distende, in una immensa fiducia, in una immensa speranza. Il sangue varia di colore: alcune volte è vivacissimo, sanguigno, come se spicciasse dalla ferita di un uomo giovane, altre volte è di un rosso molto cupo, nerastro. Talvolta è fluidissimo come l’acqua, o pesante. Talvolta sale nell’ampolla crescendo o si abbassa diminuendo.
Spesso, non si aspetta che pochi istanti o una mezz’ora; ma qualche volta passano delle ore intere, fra le preghiere sempre più convulse del popolo. Se il miracolo, e cioè la liquefazione del sangue racchiuso da secoli nelle due venerate ampolle di vetro, si compie la folla tira un sospiro di sollievo, poiché è chiaro che tutto va bene e che il protettore della città veglia con benevolenza sui suoi fedeli devoti. Se invece il Santo non fa il miracolo, alla delusione fa subito seguito la ricerca dei motivi per cui il prodigio non si è verificato, ed eventualmente anche delle colpe e delle responsabilità di chi in un modo o in un altro ha provocato il risentimento del Santo stesso.
La millenaria devozione verso il patrono si sviluppa, da tre secoli e mezzo, intorno alla Cappella del Tesoro di San Gennaro e ha visto sfilare dal Seicento in poi re, principi, generali e galantuomini, ognuno dei quali dopo aver visitato il Santo nella sua cappella offriva un ricco dono per ringraziarsene i favori. Ben recita un’epigrafe dedicata a Gennaro, proprio nella Cappella del Tesoro, invocandolo come “civi, patroni, vindici” (cittadino, padrone, difensore). E’ un protettore celeste, ma anche un amico, un fratello maggiore cui confidare le pene quotidiane per ricevere aiuto e conforto.

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