Libero Bovio

“…E j’ so’ napulitano
e si nun canto moro!”

Libero Bovio («o’chiattone», il grassone per gli amici, data la sua stazza) doveva il suo nome alla fede democratica e libertaria del padre, il deputato Giovanni Bovio, filosofo e amico personale di Giuseppe Mazzini. Giovanni Bovio e Bianca Nicosia avevano dato al loro primo figlio il nome di Corso, per ricordare l’occupazione francese della terza isola «italiana», ed al secondo, nato l’otto giugno 1883, quello più generico ma altrettanto significativo di Libero. Questi non aveva molta voglia di studiare, o almeno di seguire un regolare corso di studi, e quindi, non disponendo di particolari risorse economiche, fu costretto a cercarsi un lavoro. Lo trovò presso il quotidiano ‘Don Marzio’, anche per interessamento della madre, ma il giornalismo non era fatto per lui e poco tempo dopo finì dietro una scrivania del Museo Nazionale. La cosa non gli era poi sgradita, dal momento che svolgendo quel tipo di attività gli restava, grazie a Dio, tutto il tempo necessario per scrivere e seguire la sua vera passione, la musica e il teatro.
Come autore di teatro esordì nel 1905 con Casa antica, portata sulla scena dalla compagnia di Gennaro Pantalena, poi nel 1906 pubblicò Mala nova, dramma in un atto e parecchi anni dopo Vincenzella. Ebbe, però, maggior successo nel 1909 nel campo della canzone con Canta pe’ me!, musicata da Ernesto De Curtis, interpretata da grandi tenori come Caruso, De Lucia e Gigli, e nello stesso anno uscì Surdate musicata da Evemero Nardella.
Di due anni dopo è ’A serenata ’e Pulcinella per le note di Enrico Cannio e del 1912 ’A canzone ’e Napule ancora in collaborazione con De Curtis. È un grido di un uomo deluso che vuole emigrare in America per non correre il rischio di rivedere la donna da cui è stato respinto:
Me ne voglo ì’ all’America
ca sta’ luntana assaie.
Me ne vogl’ì’ addò maie
te pòzzo ncuntrà cchiù…

L’anno seguente ecco Sona, chitarra! un’altra delicata e triste canzone, pure musicata da De Curtis:
Sòna, chitarra, sòna…
t’è rummása una corda:
Si pur’essa se scorda,
fernisce ‘e suná.

Nel 1914 Rodolfo Falvo musicò la canzone più celebre di Bovio, Guapparia, rabbiosa e malinconica serenata di un ex-capo di guappi alla fidanzata che lo ha abbandonato:
Scetateve, guagliune ’e malavita
ca è ’ntussecosa assaie ’sta serenata:
i’ songo ’o ’nammurato ’e Margarita,
che è ’a femmena cchiù bella d’’a ’Nfrascata!

Poeta malinconico e prolifico, Bovio introdusse nella storia della canzone napoletana un diverso rapporto fra parole e musica. Più che consegnare i suoi testi ai compositori seguiva con attenzione il loro lavoro tentando in tutti i modi quasi di far nascere la musica dai versi.
Fra le tante sue canzoni, centinaia fra le più e le meno note, vanno ricordate la famosa Tu ca nun chiagne del 1915, in collaborazione con Ernesto De Curtis, nel 1917 spuntò Reginella e nel 1922 Silenzio cantatore entrambe musicate da Gaetano Lama, e poi Brinneso, musicata nello stesso 1922 da Nicola Valente. Nel 1923 fu la volta di Chiove con la musica di Evemero Nardella:
Chi si’? Tu si’ ’a canaria…
Chi si’? Tu si’ ll’Ammore…
ca pure quanno more,
canta canzone nove…
Giesù, ma comme chiove!

Accanto all’attività di autore Bovio andava svolgendo anche quella di direttore artistico. Dopo aver lasciato «patriotticamente», causa l’imminente guerra, la tedesca Poliphon fu alla guida prima, dal 1915, della casa editrice La Canzonetta, poi, dal 1924 della Santa Lucia presso la quale esordì con un altro grande successo, ’O paese d’ ’o sole, musicata da Vincenzo D’Annibale.
Chist’ è ’o paese d’’o sole,
chist’ è ’o paese d’’o mare,
chist’ è ’o paese addò tutt’’e pparole,
so’ doce o so’ amare,
so’ sempe parole d’ammore…

Con Lacreme napulitane, musicata nel 1925 da Francesco Buongiovanni, Libero Bovio indugiò sui sentimenti dei napoletani costretti ad emigrare in America:
E, nce ne costa lacreme ’st’America
a nuje napulitane!
Pe nuje ca ce chiagnimmo ’o cielo ’e Napule,
comm’ è amaro ’stu pane!

Notissime anche le sue canzoni in lingua come Amor di pastorello musicata da Emanuele Nutile, Signorinella in collaborazione con Nicola Valente, e Cara piccina musicata da Gaetano Lama. Nel 1934 fondò una sua casa editrice La Bottega dei Quattro insieme ad altri tre grandi musicisti, Nicola Valente, Gaetano Lama ed Ernesto Tagliaferri. La canzone più famosa di quel periodo è Passione, musicata nel 1935 da Nicola Valente e Tagliaferri:
Cchiù luntana me staje,
cchiù vicino te sento,
chi sà a cchistu momento
tu a ca piense, che faje?
Fu un vero dominatore della canzone napoletana e con la grandissima varietà dei suoi componimenti, egregiamente musicati dai migliori melodisti, espresse un’esperienza letteraria ricchissima, inferiore solo a quella di Di Giacomo.
Si ammalò nel 1941 e un anno dopo morì mentre la città era straziata dai bombardamenti degli alleati. La sua ultima poesia fu l’Addio a Maria scritta poco prima di morire e indirizzata alla moglie. Al medico magrissimo che per incoraggiarlo gli aveva detto: «Starete bene come me», aveva risposto più o meno: «Dottore, in questo caso preferirei morire».

Bibliografia
Alberto Consiglio (a cura di), Antologia dei poeti napoletani, Milano, Mondadori, 1973
Libero Bovio, Poesie e canzoni, teatro, scritti vari, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1993
Pasquale Scialò, La canzone napoletana, Roma, Newton & Compton, 1995
Raffaele Cossentino, La canzone napoletana dalle origini ai nostri giorni, Napoli, Rogiosi editore, 2013
Salvatore Palomba, La poesia napoletana, Napoli, L’Ancora del Mediterraneo, 2003
Vittorio Paliotti, Storia della canzone napoletana, Roma, Newton & Compton, 2004

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