L’ortografia

Ortografia (dal greco orthós e grafia) significa corretto impiego dei segni. Attraverso la ortografia realizziamo anche la ortoepia e la ortofonia: la retta pronunzia di una parola e di una lingua. Il napoletano non si legge bene perché non si scrive bene.
Collocando, dunque, segni giusti a posti giusti evitiamo la confusione al lettore.
L’accento da destra a sinistra (´) designa un suono stretto:
’e vvéne (le vene).

da sinistra a destra (`) un suono aperto:
e vène ’o nomme tujo.
T’ ’o dico p’ ’o bene tujo. ’O bene non richiede l’accento perché non si confonde con un’altra parola, come avviene per «’e vvéne » e « vène ».

Ripetiamo: la ortografia napoletana deve esclusivamente aiutare il lettore.
La contrazione (a + a = â) ci fa usare l’accento circonflesso.
Generalmente quando due vocali (identiche o no) s’incontrano una delle due viene elimi­nata. In questa ipotesi si ricorre all’accento circonflesso (ô). Questo ha un suono disteso a causa della eliminazione di una vocale (o contra­zione: fusione di due vocali in una).
es: vattenne a ’a casa = vattenne â casa

Esaminiamo la seguente frase:
jammucenne â casa d’ ’o studente. Oltre all’accento circonflesso troviamo due lacrime di rimpianto per la estinzione di una vocale finale e di una consonante iniziale (de lu = d’ ’o). La prima si chiama apòcope, l’altra afèresi. L’apòcope (dal greco: apocopé) è un troncamento. Occorre ricordare l’insegnamento ricevuto alle classi elementari circa l’uso dell’apostrofe.
Quando una vocale finale incontra una vocale iniziale si ha un’elisione.
L’aferesi (da greco afairéo), si ha per la soppressione di una consonante o, più genericamente, di una lettera iniziale. A volte (come nella lingua italiana) invece di una vocale finale cade una sillaba es.: «San» invece di «Santu» Si può sopprimere anche una sillaba iniziale es. «Nuccia» per «Ninuccia» .

I segni, lo diciamo ancora una volta, vanno adoperati per evitare confusioni. Le espressioni «stu signore», «sti signure» stanno a significare esclusivamente «questo signore» «questi signori» e perciò non richiedono l’aferesi. La parola italiana «questa» si traduce in napoletano «’sta». L’aferesi è opportuna per evitare la confusione con la terza persona del presente indicativo del verbo stare. Es.: Maria sta fore ô balcone.
Nel pronunziare la parola preceduta da aferesi (dint’ ’o vico = ’int’ ô vico) va evidenziata con intonazione aspirata la caduta di una lettera.

Condividi:

Altri articoli