Certosa di San Martino

La Certosa di San Martino è indiscutibilmente uno dei luoghi più significativi e affascinanti del barocco napoletano. Situata in una splendida posizione panoramica, costituisce assieme alla poderosa mole di Castel Sant’Elmo, una delle note più caratteristiche del paesaggio napoletano.
Qui tra dipinti, sculture e decorazioni ci si trova di fronte alle più alte creazioni seicentesce. Si incontrano artisti quali Belisario Corenzio, l’acerbo naturalista Paolo Finoglio, lo spagnolo Josè de Ribera (con la bellissima serie di Patriarchi e Profeti), Massimo Stanzione (autore di una pregevole Deposizione e delle storie della Vita di San Bruno), l’Adorazione dei pastori, una delle più suggestive opere della chiesa, dipinta da Guido Reni, gli squisiti affreschi dell’emiliano Giovanni Lanfranco e di Giovanni Battista Caracciolo, detto il Battistello, (con il suo capolavoro Lavanda dei piedi), le maestose prospettive del Codazzi, i finti arazzi di Micco Spadaro, Luca Giordano (con la sua abbagliante e ultima opera, il Trionfo di Giuditta) alcuni dei suoi epigoni, come Nicola Malinconico e Paolo De Matteis.
Fautore dei lavori di ampliamento e di trasformazione dell’antica certosa angioina sono l’architetto fiorentino Giovanni Antonio Dosio e, successivamente, Giovanni Giacomo Di Confòrto, architetto napoletano, al quale subentra il poliedrico bergamasco Cosimo Fanzago, architetto, scultore e decoratore tra i più abili e particolari. Attivo dei cantieri di San Martino fin dal 1623 per i lavori murari e decorativi, il Fanzago ne diviene il principale architetto nel 1631, fino alla clamorosa rottura con i monaci nel 1656; egli ebbe l’abilità di variare tutto il linguaggio del complesso facendo di San Martino uno dei gioielli più preziosi della Napoli barocca. Sua la decorazione di tutto il chiostro grande e delle bellissime porte angolari, sua la Chiesa, nella quale l’artista fornisce un saggio magistrale della propria inesauribile creatività, realizzando la magnifica facciata e il fastoso interno, grazie agli apporti di abili maestri marmorari napoletani e di un folto gruppo di bottega.
Negli ambienti della Certosa è oggi ospitato il Museo nazionale di San Martino, che offre un interessante spaccato sulla storia e sull’arte della città dal XVII al XIX secolo.

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